ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“THE DISCIPLE” DI CHAITANYA TAMHANI

Anno: 2020
Con: Aditya Modak, Arun Dravid

A star is not born.

Sharad ha un solo scopo nella vita: diventare un cantante di musica classica indiana.
Si scontrerà ben presto con l’industria musicale ormai dominata dai talent show ma anche soprattutto con se stesso e la sua mediocrità canora.
Tamhane costruisce un film catatonico e dalla struttura ripetitiva, ossessivo come il suo protagonista.
Lo spettatore, insieme a Sharad, si immerge lentamente ma inesorabilmente nei meandri di un’ossessione totalizzante e in un percorso fatto di rinunce alle piccole grandi cose della vita che il protagonista compie in nome della musica.
Sharad suona e canta la sua musica.
Sharad prende lezioni dal suo maestro Guruji.
Sharad ascolta le lezioni di Maadi, storica interprete di rāga, mentre è in sella alla sua moto.
Sharad si masturba.
Sharad guarda talent show in Tv.
Queste sono le principali azioni che scandiscono la narrazione del film, inframezzate da brevi flashback che mostrano il protagonista da ragazzino con il padre, cantante fallito di musica classica indiana, che probabilmente riversa sul figlio la sua voglia di riscatto.
“The Disciple” è l’ostica rappresentazione di una serie di dicotomie socio culturali: mette a confronto un certo tipo di musica indiana, che richiede estrema disciplina e ascesi, con quella più commerciale dei talent; mostra la modernità di Mumbai, che è la capitale commerciale dell’India, mettendola a confronto con le rinunce di Sharad che vive in un mondo tutto suo, mistico e poco terreno; narra della cultura indiana, fortemente distante da quella occidentale, e in particolare quella made in USA, lì esiste il mito del sogno americano, nel continente orientale invece non vi è il sogno indiano.
In tal senso ” The Disciple” è l’anti “A star is born” di Bradley Cooper.
Non è un meló, nè tantomeno il racconto di una rivalsa sociale, ma è un’opera radicale, soprattutto per la sua struttura filmica.
È un film sulla caducitá delle ambizioni, sul fallimento e sulla mancanza di talento, ma è anche un’opera ipnotica ed estenuante sulla società indiana prepotentemente governata da un patriarcato autoritario.
Sharad vuole realmente diventare un ottimo cantante o cerca soltanto di soddisfare, forse inconsciamente, quello che il padre gli ha tramandato ed imposto?
Sharad è un burattino che rinuncia alla vita perchè la sua carne e la sua psiche sono il frutto di un’ ossessione/ambizione che appartiene al padre e non a lui.
“The Disciple” si discosta radicalmente anche dal cinema Bollywood, che dagli anni novanta in poi, anche a causa delle trasformazioni economiche di una parte dell’India, si rivolge ad un pubblico giovane, descrivendo le classi sociali più abbienti e infarcendo il tutto con colori pop e canzoni orecchiabili.
I personaggi del film di Tamhane sono lontanissimi dall’estetica bollywoodiana, il regista ha realizzato un lungometraggio fortemente ancorato alla psicologia del suo protagonista, non si concede nessuna apertura commerciale, il suo è un film blindato in se stesso e dentro la mente di Sharad.
Prendere o lasciare.
Premio alla Miglior Sceneggiatura a Venezia 2020.

VOTO: 7.5

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