ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“SELVA TRÁGICA” DI YULENE OLAIZOLA

Anno: 2020
Con: Indira Rubie Adrewin, Gabino Rodriguez, Gilberto Barraza

Nel 1920 Agnes, una giovane beliziana,
scappa da un autoritario uomo inglese e si imbatte in un gruppo di estrattori della gomma dagli alberi nella selvaggia foresta al confine tra il Belize e il Messico.
“Il mio film immerge gli spettatori in questo ambiente ostile, calandoli nelle profonditá dei conflitti umani che covano al suo interno. La giungla è un essere vivente tormentato da quegli uomini che cercano di usurpare i suoi tesori; la sua vendetta assume forme diverse e si avvale di piante velenose, sciami di zanzare, belve e sortilegi di creature misteriose”, afferma la regista messicana.
Con ritmo lento e catatonico, tra immagini cartolinesche ed altre dalla prorompente potenza pittorica, la Olaizola descrive un microcosmo dominato dal maschio che assoggetta la femmina, cosí come i padroni assoggettano i servi, i colonizzatori i colonizzati e dove la natura è un campo di battaglia, un luogo da deturpare e utilizzare per trarne guadagno economico.
Questa catena di sfruttamenti verrá spezzata dalla giovane protagonista, incarnazione inespressiva, stoica e solo apparentemente vittima della divinitá Xatabay.
La Xatabay è un mito Maya che narra di un demone femminile che vive nella giungla.
Essa è in grado di sedurre gli uomini e condurli inesorabilmente alla morte.
Eros e Thanatos, la potenza ancestrale della natura (sostantivo femminile), il mito che compenetra con il realismo che descrive uno specifico periodo storico (gli anni venti del Novecento)e i rapporti interpersonali intesi come giochi di potere, sono tutte tematiche che la regista racconta con grande rigore stilistico, costruendo un film sensoriale, dove i suoni della natura scandiscono la narrazione.
“Selva trágica” si muove sinuoso come un serpente nella giungla tra vari generi cinematografici: un horror soprannaturale, un affresco socio-politico, un documentario sulla natura incontaminata del Sud America e sui miti che ne fanno parte, ed infine è un omaggio sentito alla donna e al suo deflagrante potere ancestrale.
Questo si che è cinema femminista.

VOTO: 7.5

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