“PETER VON KANT” DI FRANCOIS OZON
Anno di produzione: 2022
Con: Denis Menochet, Isabelle Adjani, Khalil Ben Gharbia, Hannah Schygulla
“Non esiste amore, esiste la possibilità dell’amore. Ogni volta che due persone si incontrano e stabiliscono una relazione si tratta di vedere chi domina l’altro. La gente non ha imparato ad amare”
(Rainer Werner Fassbinder)
Nel 1972 Fassbinder girò “Le lacrime amare di Petra Von Kant”, quello che probabilmente è il suo film più spietato sulle relazioni d’amore. Il regista tedesco applicò il discorso signore-servo di Hegel ai rapporti sentimentali. Le protagoniste del film sono innamorate, una è una ricca stilista, l’altra è una giovane proletaria, il loro è un legame tossico dove una domina l’altra e non è necessariamente la ricca ad assoggettare la povera. Donando al film un impianto fortemente teatrale Fassbinder fece in modo che lo spettatore non empatizzasse con i personaggi, ma tramite una messa in scena frontale, si rendesse conto con maggiore oggettività di quello che per il regista sono i rapporti sentimentali.
Nel 2022 Ozon si appropria dello stravolgente script originale e da regista intelligente qual è, lo trasforma in un remake/cover/omaggio, infarcendolo di citazioni provenienti da altri film di Fassbinder e puntellandolo di palesi riferimenti alla sua biografia (Menochet ha gli stessi look di Reiner, il suo appartamento è molto simile a quello del regista…).
“Each man kills the thing he loves” cantava una splendida Jeanne Moreau in “Querelle de brest”, in “Peter Von Kant” tale brano viene ascoltato dal protagonista e questa volta a cantarlo è la sua amica attrice Sidonie.
“Ogni uomo uccide ciò che ama”, perchè l’amore è più freddo della morte e quale regista contemporaneo oltre ad Ozon, che con “Gocce d’acqua su pietre roventi” aveva già portato sul grande schermo un testo teatrale di Fassbinder, avrebbe potuto rimaneggiare un lavoro del grande regista tedesco rispettandone la poetica ma riuscendo comunque a compiere un’operazione personale e che flirta anche col proprio cinema passato? forse soltanto Almodòvar.
“Peter Von Kant” è un kammerspiel omosex, dove la narrazione è più incendiaria rispetto al film di riferimento, soprattutto grazie ai colori accesi, alla recitazione in over acting degli interpreti e al lavoro svolto dagli scenografi sull’arredo dell’appartamento di Peter. La sua casa è colma di dipinti che riprendono quadri rinascimentali, dove i corpi maschili ritratti sono mezzi nudi e trafitti da frecce, nella camera da letto del regista campeggia un ritratto enorme di Sidonie , tutte scelte scenografiche funzionali alla rappresentazione del desiderio, non solo nella sua declinazione sessuale ma anche in quella cinematografica.
Ozon è magistrale e sottilissimo nel descrivere una condizione sociale strutturata sui rapporti di potere. Peter maltratta il suo factotum, che masochisticamente gode nell’essere offeso. Il giovane amante del protagonista lo sfrutta per fare carriera. Peter è interessato a possedere il compagno, come fosse un oggetto e a manipolarlo per placare il suo bisogno d’amore, del resto chi più di un regista cinematografico è abituato a influenzare gli altri? Sidonie strumentalizza il giovane amico perchè anche lei da attrice/diva è abituata ad imporsi sugli altri.
Un film di sfruttati e sfruttatori, una riflessione sul potere dell’immagine e sulla sua carica seduttiva, un omaggio alla sensualità della storia del cinema e delle immagini,siano esse statiche o in movimento.
Fiammeggiante.
Who is the master and who is the slave?
VOTO: 8
