ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“IL SACRIFICIO DEL CERVO SACRO” DI YORGOS LANTHIMOS

Anno: 2016
Con: Colin Farrel, Nicole Kidman

Steven e Anna sono una coppia di medici con due figli pre adolescenti, vivono in una casa alto borghese e la loro esistenza sembra scorrere tranquilla sino all’arrivo di Martin, un giovane ragazzo orfano di padre.
Nero, sempre più nero, nerissimo, Yorgos Lanthimos non schiarisce il tono dark del suo cinema nemmeno quando si allontana dalla natia Grecia e gira ad Hollywood con un budget piú corposo e Nicole Kidman e Colin Farrel a disposizione.
Non accarezza, non coccola, non rassicura il pubblico ma lo prende a pugni, lo costringe in un angolo, gli fa tenere gli occhi ben aperti e gli sbatte in faccia storie grottesche, allegoriche, brutali e al tempo stesso assurdamente reali; i fotogrammi dei suoi film sono come il trapano del dentista che colpisce un nervo scoperto senza anestesia, sono la morte al lavoro.
Horror realistici che mostrano la bestialità del quotidiano, opere che sondano la mostruosità dell’animo umano, che narrano di distopismo sociale, di orrore familiare, di umani/automi che parlano come fossero ipnotizzati, di responsabilità morali, vendetta, egoismo e assenza di Dio.
Utilizzando rimandi alla tragedia greca “Il sacrificio del cervo sacro” mette in scena un nucleo ristretto di personaggi, come lo era la famiglia di “Dogtooth” e le associazione di “Alps” e “The lobster”, Lanthimos viviseziona nuovamente un microcosmo utilizzandolo come metafora di un macrocosmo: l’attuale società.
“Il sacrificio del cervo sacro” fa sua la lezione del leggendario e seminale “Funny games” di Michael Haneke ma si spinge più in là tirando in ballo il silenzio del divino che non è una forza salvifica come in molti avvenimenti mitologici o biblici ma pura assenza, vuoto pneumatico, entità che i personaggi non cercano nemmeno (non siamo in un film di Bergman).
Pessimismo, rancore, malattia, morte, la nostra piccolezza, la nostra spersonalizzazione e disumanizzazione in nome di dogmi sociali imposti, l’individualismo classista della borghesia e l’invidia sociale di chi vive ai margini ed ha desideri capitalisti, ma chi sono i buoni e chi sono i cattivi? chi è il padrone e chi è lo schiavo?
Azzerando ogni accenno di schematismo Lanthimos schiaccia i caratteri sotto la medesima cappa di maledizione ancestrale.
“Il sacrificio del cervo sacro” è un thriller sociologico matematico e glaciale, un lungometraggio ambiguo e spaventoso che ci schizza in faccia le nostre debolezze.
La potenza dirompente del cinema del regista ellenico sta nell’usare l’assurdo, l’ignoto e il non razionale per dirci che non tutto può essere scientificamente provato e tenuto sotto controllo.
Pura filosofia sui limiti degli uomini che nei momenti di difficoltà non possono più aggrapparsi nè alla scienza nè alla religione.
Lanthimos tratta i suoi personaggi come marionette, contenitori di svariati disturbi psichici e comportamentali, creature spersonalizzate immerse dentro tragedie moderne dal sapore antico.
Da “Kinetta ad “Alps” la regia di Yorgos Lanthimos era strutturata per lo più su un susseguirsi di inquadrature fisse, dove predominava l’uso della figura intera e l’utilizzo esclusivo della musica diegetica, da “The lobster” il suo linguaggio cinematografico si è fatto più complesso, raggiungendo vertici di maestria tecnica proprio con “Il sacrificio del cervo sacro”.
La musica è invadente e fa da perfetto contrappunto alle scene, spesso ha delle impennate enfatizzanti che fungono quasi da didascalia sonora, abbondante l’uso delle carrellate e del grandangolo deformante soprattutto nel campo totale e i soggetti inquadrati sono quasi sempre decentrati rispetto al classico asse di inquadratura, sembra ci sia qualcuno o qualcosa in un angolo che li spia.
Grandiosa la direzione degli attori, Colin Farrell si esibisce in una recitazione antinaturalistica in netta contrapposizione con quella naturalistica della Kidman, creando un potente effetto straniante, meravigliosamemte inquietante Barry Keoghan e perfetti i ragazzi che interpretano i figli della coppia Farrell/Kidman.
Un film di sadismo estremo che provoca apnea, una colossale opera stratificata e coltissima, dove anche i dialoghi apparentemente privi di senso sono in realtà pregni di rimandi allegorici al mito di Ifigenia e alla circolarità della vita: si parla spesso di orologi, di ciclo mestruale e vitale e persino di come mangiare gli spaghetti arrotolandoli con la forchetta.
“Il sacrificio del cervo sacro” è un (a)morale racconto sulla giustizia dal punto di vista aristotelico; Aristotele non campeggia solo appeso alla parete nella casa dei protagonisti (quella che si vede nel film dovrebbe essere la riproduzione di un dettaglio di un affresco di Raffaello raffigurante il filosofo) ma il film riprende anche il suo concetto di “giustizia commutativa”, esso era fondato sull’uguaglianza degli individui al cospetto appunto della giustizia.
Tale pensiero è perfettamente applicabile al modo di agire del personaggio di Martin che è sia vittima che giudice; la maledizione che lancia al resto dei personaggi è la messa in atto di un processo di uguaglianza sociale tra lui (proletario, parte lesa e poi demone della vendetta) e Steven e la sua famiglia (medico borghese con nucleo familiare apparentemente perfetto, prima la causa del male di Martin e poi il mezzo attraverso il quale il ragazzo può applicare il concetto aristotelico di giustizia commutativa).
Abnorme!

Voto: 10

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