ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“IL CLUB” DI PABLO LARRAÍN

Anno: 2015
Con: Alfredo Castro, Antonia Zegers, Roberto Farias, Marcelo Alonso

“Ho avuto preti insegnanti. Alcuni erano brave persone, altri delinquenti, altri ancora sono scomparsi. Dove sono finiti?”(Pablo Larraín).

DOPO LA DITTATURA DI PINOCHET, LARRAÍN PRENDE DI PETTO LA CHIESA CATTOLICA E LA SUA INCLINAZIONE A NASCONDERE IL MARCIO CHE LA MINA DA DENTRO.
SOSPENDENDO OGNI FORMA DI GIUDIZIO, PERCHÈ L’OGGETTIVITÁ È L’UNICO MODO CHE HA UN REGISTA PER RAPPRESENTARE NELLA MANIERA PIÙ VERITIERA LA STORIA CHE RACCONTA, LARRAÍN AVVOLGE IL SUO FILM IN UN DIGITALE SFOCATO E GRIGIASTRO E QUANDO RIPRENDE IN PRIMISSIMO PIANO I VOLTI DEGLI ATTORI LO FA PENETRANDOLI NELLA PSICHE CONTORTA.
UNA REGIA MISURATA E CONTROLLATA QUELLA DEL REGISTA CILENO, CHE RIESCE COMUNQUE A COINVOLGERE LO SPETTATORE NON SOLO SUL PIANO EMOTIVO MA ANCHE MORALE.
“IL CLUB” È LUCIDO E AGGHIACCIANTE E NON RINUNCIA AD UN DISTURBANTE UMORISMO NERO CHE RIMANDA A BUNUEL, E A DIFFERENZA DELLE ALTRE OPERE DI LARRAÍN RIFIUTA OGNI FORMA DI RIDONDANZA NELLA RAPPRESENTAZIONE DELLO SQUALLORE.
QUELLO CHE CI MOSTRA È CINEMA CHE SI NUTRE DI POCHI ELEMENTI PER SONDARE CON FEROCIA LE CONTRADDIZIONI CHE SI CELANO ALL’INTERNO DEI FONDAMENTALISMI RELIGIOSI E SU COME L’ESSERE UMANO IN QUANTO TALE, NON PUÒ SOTTRARSI AI SUOI ISTINTI PIÙ BASSI E PERVERSI NEL NOME DI UN CREDO RELIGIOSO.
IL MICROCOSMO CHE I PROTAGONISTI DEL FILM SI SONO COSTRUITI È LA METAFORA DI UN MACROCOSMO IN CUI QUOTIDIANAMENTE VIVIAMO E LE REGOLE E LE LEGGI IMPOSTE ED AUTO IMPOSTE VENGONO RISPETTATE SOLO SE HANNO UN TORNACONTO (IL LEVRIERO CHE I PERSONAGGI POSSEGGONO È L’UNICO CANE AD ESSERE CITATO NELLA BIBBIA , MA È UTILIZZATO IN CORSE CLANDESTINE A SCOPO DI LUCRO) E A NULLA SERVIRÁ L’ARRIVO DI UN PRETE DELLA “NUOVA CHIESA” QUELLA PER INTENDERCI DI PAPA FRANCESCO, PERCHÈ LA TENSIONE CHE PERVADE L’INTERA PELLICOLA ESPLODERÁ COMUNQUE IN UNA SPIRALE DI VIOLENZA FOLLE E INELUTTABILE.
“IL CLUB ” È UNA SPECIE DI SEGUITO IDEALE DI “SALÒ O LE 120 GIORNATE DI SODOMA” DI PIER PAOLO PASOLINI, DOVE SEMBRA CHE I PERSONAGGI DI QUEL FILM SI SIANO RIUNITI ANNI DOPO IN UN APPARTAMENTO CHE È IL BUCO DEL CULO DEL DEMONIO O DI CRISTO (DIPENDE DAI PUNTI DI VISTA) PER EVITARE DI ESSERE PUNITI PER LE NEFANDEZZE COMMESSE, QUELLO CHE SCONVOLGE È LA LORO TOTALE MANCANZA DI PENTIMENTO O DI URGENZA DI CHIEDERE PERDONO A QUEL DIO CHE HANNO DECISO DI SERVIRE PER TUTTA LA VITA.
IL PERSONAGGIO DEL REIETTO CHE DA BAMBINO È STATO ABUSATO DA SVARIATI SACERDOTI E CHE SPUTERÁ LORO IN FACCIA LA REALTÁ ATTRAVERSO UN MONOLOGO-TURPILOQUIO DA ANTOLOGIA, INVECE DI ESSERE L’ELEMENTO DI ROTTURA DI TUTTI GLI EQUILIBRI PRESTABILITI, VERRÁ RISUCCHIATO E INTEGRATO NEL CLUB, PERCHÈ VIVIAMO IN UN MONDO SENZA SPERANZA, ANCHE SE IL RISCHIO DI ESSERE INCULATI PER GLI ALTRI PERSONAGGI RIMARRÀ SEMPRE ALTO.

VOTO: 10

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