ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“I FIGLI DELLA NOTTE” DI ANDREA DE SICA

Anno: 2017
Con: Vincenzo Crea, Ludovico Succio

Uno sperduto colleggio/albergo tra le montagne innevate come in “Shining” di Stanley Kubrick, un bordello illuminato da inquietanti luci al neon come in “Twin Peaks” di David Lynch, un manipolo di ragazzi alle prese con le spaventose stanze segrete della struttura in cui vivono e studiano come fossero una versione al maschile delle protagoniste di “Suspiria” di Dario Argento, la colonna sonora elettronica è degna di un film di Refn e la capacità di raccontare storie catapultandole in dimensioni “altre” ricorda il cinema di Saverio Costanzo.
Andrea De Sica ha la pupilla dilatata del drogato di cinema.
Alivello di sceneggiatura la sua opera prima presenta più di un’ingenuitá, sul piano visivo è totalmente coinvolgente e convincente anche se derivativa.
La macchina da presa è sempre collocata nel posto giusto, le lunghe carrellate e l’uso massiccio della macchina a mano rimandano ancora a Kubrick, gli attori hanno i volti giusti e l’iniziale critica sociale alla classe dirigente e imprenditoriale italiana cede ben presto il passo al “genere”.
“I figli della notte” non risulta mai banale e giudicante pur inquietando anche sul piano morale attraverso la descrizione asettica di un universo dominato dal Dio denaro dove i genitori vivono i figli come fossero investimenti economici, privandoli della libertà di scegliere il loro futuro e ingabbiandoli in un mondo dove la sfera affettiva viene sostituita dai beni materiali e l’educazione è imposta in maniera dittatoriale da strutture/scuole/colleggi/prigioni fondate su rigidi dogmi fascistoidi.
Un horror sensoriale, un racconto di deformazione come lo ha definito lo stesso De Sica che illumina una stagione cinematografica spenta e dimostra come il nostro cinema sappia uscire dalla periferia e dalla borgata per respirare un’aria più internazionale.
È nato un regista!

VOTO: 7

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