“FIREWORKS”, KENNETH ANGER
Anno di produzione: 1947
Con: Kenneth Anger
Un ragazzo immagina di essere abusato da un gruppo di marinai.
Kenneth Anger in tarda adolescenza rimase affascinato dall’occultismo, molti dei suoi film presentano tematiche soprannaturali. “Fireworks” è il primo tassello di una serie di opere inserite in una raccolta intitolata “Magick Lantern Cycle”, anche se i lavori successivi posseggono più rimandi all’occulto.
Venne girato in 16 mm, è privo di dialoghi ed è ritenuto il capostipite del cinema underground americano. Nonostante la sua potente originalità, è influenzato nelle scelte fotografiche e scenografiche dai lavori cinematografici di Jean Cocteau e fa sua la lezione del montaggio classico di Ejzenstejn.
Candelotti che evocano il fallo, una versione omosex della Pietà di Michelangelo, un cuore meccanico che è un omaggio al Mago di Oz di Fleming…Anger si diverte a prendere svariati valori tradizionali e a farli a brandelli con una furia iconoclasta non priva di acida ironia. La marina, i fuochi d’artificio del 4 luglio, l’albero di Natale, tutti tasselli di una società fortemente ancorata alle tradizioni borghesi detestate dal regista.
Al centro della narrazione c’è il corpo maschile: erotico, bramato, abusato.
Le sequenze più sensuali vengono improvvisamente squarciate da esplosioni di violenza, come se il regista volesse rappresentare i conflitti di un omosessuale combattuto tra i suoi istinti e i sensi di colpa indotti da una società bigotta. Come in “Solo Dio perdona” di NWR, numerose sono le inquadrature di mani amputate, esse rappresentano la punizione inflitta a chi compie l’autoerotismo, il sesso in ogni sua forma non è ben visto dal puritanesimo made in USA.
L’estetica dei marinai è stata ripresa da Rainer Werner Fassbinder in “Querelle de Brest” (interessante notare che il romanzo di Jenet, da cui il film di Fassbinder è tratto, sia uscito nello stesso anno di “Fireworks”).
Un sogno/incubo tradotto in film, un’opera trance pregna di simboli e rituali vari, come ci trovassimo davanti ad un corto girato da Méliès sotto acidi.
Le inquadrature sono fondamentali nella rappresentazione del punto di vista dello stuprato. Quando viene ripreso il protagonista abusato, la macchina da presa è in alto, così da farlo sembrare una piccola creatura schiacciata dagli abusatori che invece vengono ripresi dal basso verso l’alto, risultando grandi e incombenti.
Nonostante Kenneth Anger e Alister Crowley (esoterista, alpinista, scrittore, astrologo e poeta considerato ingiustamente il fondatore del satanismo) si incontrarono anni dopo la realizzazione di “Fireworks”, quest’ultimo contiene quel “Fa ciò che vuoi” che è uno dei cardini della filosofia di Crowley. Anger nel film fa esattamente ciò che vuole. È erotico e splatter, sensuale e brutale.
“Il film emerge da una meravigliosa notte, quella da cui tutte le vere opere provengono. Tocca l’anima nel vivo e questo accade molto raramente”
(Jean Cocteau su “Fireworks”)
Il protagonista/sognatore si immerge in un universo di morte, rinascita e autoiniziazione. Il suo corpo è la rappresentazione allegorica di un essere umano in grado di suscitare desiderio erotico ma anche ostilità, le immagini espressionistiche suscitano inquietitudine.
Opera seminale e imprescindibile che costó al suo creatore un processo in cui davanti alla Corte Suprema della California dovette spiegare che si trattava di arte e non di pornografia.
Pura storia del cinema.
“Fare un film è lanciare un incantesimo”
(Kenneth Anger)
VOTO: 10
