“EL CONDE” DI PABLO LARRAÍN
Anno di produzione: 2023
Con: Alfredo Castro, Jaime Vadell, Paola Luchsinger, Catalina Guerra
In una casa che sembra il palcoscenico di un teatro, dove lo spazio circostante ad essa rimanda agli esterni di un film western, vive Pinochet, un vampiro ultracentenario stanco di vivere perché il popolo non lo considera solo un assassino ma soprattutto un ladro. Con lui ci sono la moglie ed il fedele maggiordomo, compagno di brutali malefatte negli anni della dittatura. Lo andranno a trovare i cinque figli avidi di scoprire quanto erediteranno dal padre, una suora contabile/esorcista e Margaret Tatcher.
Che Larraín sia un regista geniale lo abbiamo sempre saputo, il suo modo di rielaborare un soggetto di base è unico, basta pensare a “Post mortem” e a “Tony Manero” che affrontavano la dittatura di Pinochet ma lo facevano concentrandosi in maniera glaciale su alcuni personaggi “comuni” che di riflesso subivano l’orrore sociale. O ancora “Ema” che era l’impressionante ritratto in musica di una donna anticonvenzionale, o “Jackie” e “Spencer”, il primo usava la figura della first lady americana non santificandola ma descrivendola come un’antesignana delle influencer, il secondo era un horror alla “Shining” sulla principessa Diana. Con “El conde” il discorso si fa ancor più radicale, la rielaborazione della storia prende le forme elegantissime di una commedia/horror/storica ricca di violenza fisica e verbale. L’acida ironia che pervade quasi ogni sequenza, non fa altro che prendersi gioco delle nefandezze perpetrate per anni da Pinochet e dell’immunitá che godono i potenti anche davanti ai peggiori crimini.
L’affondo di Larraín è potente quando descrive l’ottusitá del male, narrandola con lo stesso escamotage usato in “Il club”: utilizzando cioè un personaggio di chiesa che intervista una serie di folli criminali che non si rendono conto delle nefandezze commesse e delle loro conseguenze.
“El conde” è una specie di film summa del regista cileno, ma risulta più esplicativo rispetto alle sue prime opere, dove pur attraverso scelte realistiche il discorso rimaneva assai allegorico.
La deformazione della famiglia, della politica e dell’amore, è l’escamotage utilizzato per descrivere un’umanitá in grado di essere solo avida ed egoista.
Uno dei dittatori più feroci della storia viene paragonato a Dracula: come lui è un immortale succhiatore di sangue, bisognoso di eliminare il prossimo per continuare a vivere.
“La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”
(Karl Marx)
VOTO: 8
