ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“CONFIDENZA” DI DANIELE LUCHETTI

Anno di produzione: 2023
Con: Elio Germano, Federica Rosellini, Vittoria Puccini, Pilar Fogliati, Isabella Ferrari

Parla di verticalità Luchetti descrivendo il film. Molte sono le inquadrature a piombo che lo compongono. Riprese dall’alto verso il basso, dall’alto di un palazzo verso il basso della strada. Tenta più volte il suicidio il protagonista e lo fa cercando di buttarsi nel vuoto. Pietro vorrebbe cadere giù ma non ha mai il coraggio di farlo. Paura e desiderio di compiere un atto estremo.
Ci sono tante finestre in questo film, spesso aperte, una via di fuga? Spesso chiuse, una gabbia?
I personaggi nonostante l’agiatezza borghese nascondono numerosi scheletri nell’armadio.
Pietro è un professore di letteratura che si innamora di una sua intelligentissima alunna. Dopo essersi diplomata quest’ultima inizierà una relazione con lui. La ragazza una notte chiede a Pietro di scambiarsi un segreto che se rivelato a terzi distruggerebbe le loro esistenze. La confessione di Pietro è tanto terrificante da spingere la ragazza a lasciarlo. Da quel momento, nonostante la creazione di un nucleo familiare con un’altra donna, il protagonista sarà ossessionato dalla sua ex compagna e da quel segreto indicibile.
Paranoia, verità, menzogna, immaginazione, le ambizioni borghesi, l’io e il super io in conflitto, l’amore come atto di sopraffazione. Lucchetti agita tutte queste tematiche nel suo film più maturo e duro, anche se imperfetto e sbilenco, sbilenco come i personaggi, sempre sull’orlo del baratro, sempre minacciati da loro stessi e dagli altri. Pietro sembra essere spiato e braccato, a farlo è la sua ex o è solo la sua psiche in preda al panico? Il sogno e il delirio prendono il posto della realtà, il destino nefando è sempre dietro l’angolo.
“Confidenza” è la tragedia di un borghese piccolo piccolo, Luchetti riprende Germano evidenziandone la fisicità minuta, le spalle strette, la magrezza. È un horror dell’anima claustrofobico e ingannatore.
Pietro tradisce la moglie, quest’ultima è frustrata dal successo del marito e lo tradisce a sua volta. Lui usa lei, lei usa lui. Amore e paura, amore e sopraffazione, amore e invidia, amore e terrore. Personaggi negativi, con i quali non si empatizza, ed è questa la cosa migliore del film, quella di non aver avuto il timore di essere respingente, di collocare lo spettatore in una posizione scomoda.
Attraverso un andirivieni temporale, che non sempre funziona soprattutto a causa del make up degli attori (è poco credibile la differenza d’età che dovrebbe esserci tra di loro), Luchetti racconta esistenze in crisi, dove a nulla servono la cultura e i soldi. Di fronte alla nostra parte oscura e alla paura che essa venga a galla tutto crolla. Tale fobia innesta la psicosi e fa esplodere l’irrazionale.
“Confidenza” è un film in costume, si muove tra gli anni ottanta, i novanta e i giorni nostri, ma non sempre la ricostruzione storica funziona, così come la fotografia risulta piatta e scialba.
La dissoluzione della famiglia borghese ha però una sua forza, il cinema “medio” di Luchetti trova qui una forma più autoriale pur discostandosi dalla glacialitá di molti colleghi europei.
Un’opera stonata come la colonna sonora realizzata da Thom Yorke, che ha però l’ardire di parlare senza mezzi termini della più grande paura degli esseri umani: quella di essere invisibili.
Pietro sa di non avere particolari doti intellettive, tanto da compensare tutto questo attraverso atteggiamenti dolci e accoglienti verso i suoi alunni. L’uomo ha paura di essere scoperto, è ossessionato che la maschera che indossa possa cadere da un momento all’altro.

“Un percorso interiore, sembra un romanzo dell’Ottocento, ricorda Pirandello. È il racconto di qualcuno che crede di essere scoperto, indossando maschere su maschere”.
(Elio Germano)

VOTO: 7

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