ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“C’ ERA UNA VOLTA A HOLLYWOOD” DI QUENTIN TARANTINO

Anno: 2019
Con:Leonardo Di Caprio, Margot Robbie, Brad Pitt, Al Pacino, Dakota Fanning, Luke Perry

Quentin Tarantino per il suo nono film ha fatto un lavoro simile a quello svolto da Luca Guadagnino per “Suspiria”, è partito da un anno specifico, il 1969 e da tutto quello che accadeva in quel periodo nel mondo e in particolar modo ad Hollywood e ci ha costruito sopra un film ambizioso e spropositato.
Il cinema di genere in voga in quegli anni, Bruce Lee, il Vietnam, gli hippies, Charles Manson e i suoi adepti, il successo planetario di Roman Polanski grazie a “Rosemary’s baby”, i telefilm, i drive in, Sharon Tate.
Le enormi insegne al neon dei cinema, le macchine d’epoca, le autoradio che trasmettono le hit del momento.
Gli attori in crisi, le giovani attrici prodigio ligie al metodo Stanislavskij, gli stuntman, i ricchi, i reazionari, i poveri, i pacifisti…
Tarantino vuol far perdere la testa ai suoi spettatori ricreando l’ elettricità che sprigionava la capitale americana del cinema alla fine degli anni 60, periodo cruciale sia per la settima arte (con “Easy rider” di Dennis Hopper iniziava l’era della New Hollywood”) che per la storia mondiale (la strage di Cielo Drive è l’avvenimento che mise fine all’era degli hippies).
“C’era una volta a… Hollywood” è un caleidoscopio di immagini e sensazioni, di brani musicali che iniziano e si trasformano in altri brani, è un film registicamente molto simile a quelli di Martin Scorsese ma nonostante questo la cifra stilistica di Tarantino, la sua capacità di rielaborare generi e situazioni già viste in film del passato lo rendono un suo tipico lavoro.
“C’era una volta…A Hollywood” è una fiaba sul mondo della celluloide, è l’ atto d’amore sconfinato di Quentin per la settima arte, e per la terza volta è la sua personale riscrittura della storia.
Dopo il pessimismo cosmico e la cattiveria dei personaggi del film precedente, Tarantino torna a parlare dell’America ma non come in “The hateful eight” attraverso metafore indirizzate a ridicolizzarne i limiti culturali, sociali e politici, ma tramite un nostalgico film/manifesto che non risparmia comunque frecciatine agli attori, al razzismo, al consumismo, al mondo del cinema e alla paura del diverso, ma dove nonostante tutto a vincere è un sentimento di amore puro verso quell’ universo che generava film girati in pellicola 35 mm.
“C’era una volta a…Hollywood” sembra comunque soffrire della megalomania del suo autore e non raramente è costellato da lunghe sequenze francamente trascurabili e da raccordi ripetuti sino allo sfinimento (le scene in macchina).
Appesantito da un Leonardo Di Caprio in preda ai soliti isterismi interpretativi, il nono film di Tarantino, soprattutto nella prima parte, avrebbe meritato un montaggio audio e video più fluido e una sceneggiatura più asciutta.
L’ultima fiabesca inquadratura a piombo su quello che non è accaduto ma che Quentin avrebbe voluto accadesse è puro sentimentalismo nei confronti della settima arte e dei suoi miti.
Un film sentito, personale, romantico e tenero.

VOTO: 7.5

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