ZINEMA

RECENSIONI DI EMANUELE DE MARIA

“DOGVILLE” DI LARS VON TRIER

Anno: 2003
Con: Nicole Kidman, Ben Gazzara, Lauren Bacall, Harriet Andersson, Chloë Sevigny, Patricia Clarkson, Jean-Marc Barr, Udo Kier, James Caan, Paul Bettany, Philip Baker Hall

“E più tardi cento uomini armati verranno avanti e tenderanno agguati.
Faranno prigionieri tutti quanti, li porteranno legati davanti a me.
Mi diranno chi dobbiamo far fuori?
E il cannone allora tacerà e ci si domanderà: Chi dovrà morire?
Ed allora mi udiranno dire: Tutti!
E a ogni testa mozza io farò: Oplà!”
(Kurt Well, Bertold Brecht, Pavlos Matesis, “Jenny dei pirati”)

Grace approda in una tranquilla cittadina tra le montagne del Colorado. È bella, docile, misteriosa. Siamo negli anni Trenta. Inizialmente i cittadini sembrano accoglierla con generosità, ma progressivamente verrà sfruttata, umilita, stuprata, sino a quando deciderà di farsi aiutare dagli scagnozzi del padre gangster per sterminare l’intera popolazione.
“Dogville” segna un punto di svolta nella scrittura dei personaggi femminili per Lars Von Trier. Sino a quel momento erano eroine/vittime dal cuore d’oro, a volte persino donne profondamente religiose, Grace invece si rivelerà una spietata vendicatrice in grado di ordinare ai suoi gangster di uccidere dei bambini davanti agli occhi della loro madre.
“Dogville” si svolge nell’arco di nove mesi, così come sono nove i capitoli che lo compongono. Vi è anche una voce fuori campo che funge da narratore che esterna i pensieri dei personaggi, il più delle volte desacralizzandoli, attuando cosí un processo destabilizzante di rottura della quarta parete, nel momento in cui racconta i pensieri e i non detti dei caratteri, così come costringe lo spettatore a prestare attenzione alle loro psicologie e alle loro azioni, spesso ambigue. In tal senso Trier si muove magistralmente tra lo straniamento (il racconto è ambientato in uno spazio formato da linee bianche, con i nomi delle strade scritti sul pavimento) e la necessità di farci immedesimare in Grace. È brechtiano quando cita “Jenny dei pirati” ma anche quando utilizza l’artificio. Per il regista il cinema non può essere un pezzo di realtà riprodotta. La distanza tra quello che viene messo in scena, e come viene messo in scena, fa si che avvenga una distacco critico tra lo spettatore e quello che sta guardando. Al tempo stesso le nefandezze subite dalla protagonista portano chi guarda ad empatizzare con lei, così da gioire nel momento dello sterminio dei cittadini di Dogville. Trier è sadico, è in grado di far uscire il peggio dagli esseri umani, siano essi i suoi personaggi o il pubblico in sala.
Il settimo lungometraggio del danese è un atto politico che affronta i temi dell’immigrazione, del capitalismo (assistiamo alla rappresentazione della società del profitto che conduce allo schiavismo) e della pena di morte. Tematiche simili a quelle del precedente “Dancer in the dark”. Lì Selma era una cecoslovacca in terra americana, che agiva in nome del capitalismo e della salvezza del figlio, ma che alla fine moriva impiccata perchè lo Stato doveva punirla. In “Dogville” Grace è una straniera che subisce le logiche capitalistiche, ma che attua la pena di morte su terzi.
Nel 2009 Quentin Tarantino definì quella di “Dogville” la più grande sceneggiatura mai scritta e Trier dichiarò che fu molto semplice scriverla. Tornando a Tarantino, numerose sono le assonanze tra Grace e Beatrix, la protagonista di “Kill Bill”. Sono due donne vendicative, entrambe assoggettate ad un uomo. Grace al padre, Beatrix al marito. Tutte e due avrebbero voluto cambiare vita e i loro uomini descrivono la violenza nella quale hanno vissuto come qualcosa di ineluttabile, dalla quale è inutile fuggire.
“Dogville” uscì nel 2003, periodo caldo per la politica americana e mondiale (l’attacco alle Torri Gemelle del 2001 e le guerre in Afghanistan e un Iraq), e fu pensato prima dell’11 Settembre 2001. Dogville potrebbe essere la metafora di una qualunque città occidentale, ma dati gli avvenimenti sopra citati, e l’idea generale che vede l’America come la portatrice di tutti i valori (falsi valori) occidentali, non c’era luogo più appropriato nel quale ambientarlo. Esplicativi in tal senso sono i titoli di coda del film: sulle note di “Young Americans” di David Bowie, scorrono una serie di immagini d’archivio con alcune nefandezze compiute dalla società americana nei secoli.
Grace diviene lo specchio delle storture etiche e psichiche degli abitanti di Dogville che sono la metafora della cultura occidentale e dell’essere umano in generale. Innesca negli abitanti del paese la paura del diverso, fa esplodere i desideri sessuali repressi, la gelosia/invidia femminile, la ferocia dei bambini, i rapporti fondati sui giochi di potere, la vendetta. Il perdono è impossibile: come può Grace essere così arrogante da pensare di perdonare chi le ha fatto del male? Per Trier, che si fa nietzschiano, la sua protagonista non può avere una morale superiore e non attuando la vendetta non permetterebbe all’umanità di evolversi. Grace crede di essere Dio, ma dopo il dialogo con il padre si toglie la maschera di Cristo e annienta l’intera cittadina (tranne il cane), perchè se gli abitanti del paese non verranno spazzati via dalla faccia della terra, perpetreranno le loro nefandezze su qualcun altro che ha mostrato la sua fragilità.
Quando il film venne presentato al Festival di Cannes non vinse alcun premio, da molti venne definito fascista e dalla parte di Bush (l’allora presidente degli Stati Uniti), in realtà ci troviamo davanti ad un film di estrema sinistra che mostra come le fondamenta dell’America siano marce e il capitalismo il male assoluto.
Tesissimi i rapporti sul set tra gli attori e Trier. Nonostante questo, o forse proprio per questo, la Kidman cesella un’interpretazione di chirurgica perfezione e gli altri interpreti sono ottimi.
“Dogville” è una fiaba/incubo dove politica, filosofia, etica ed estetica si intrecciano inesorabilmente generando uno dei film più importanti della storia del cinema.

VOTO: 10

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *